Vago appena fuori dall'ombra, per non sottolineare troppo la mia presenza.
Osservo gli occhi spenti degli habitué; discorro con idioma poco controllato, prendendo distanze deliberatamente calcolate dalla Crusca e da qualunque altro genere di fibra.
Discorsi dalla densità di massa atomica idrogena; parole di quark e basi azotate.
Comunico con anime ben capaci di dire molte più cose di tutte quelle che, le vibrazioni aeree degli involucri di carne nelle quali hanno trovato rifugio, siano mai in grado di dire nell'intero arco della loro effimera esistenza.
Solo in questa comunicazione riesco a trovare sostegno per sopportare (o, per meglio dire, simulare l'inclinazione a sopportare) la mia permanenza in questi ameni mausolei della vita reale; templi eretici innalzati a glorificare gli Dei della costrizione al diletto.
Io, creatura non-morta, paraddossalmente, mi sento opposto agli pseudo-viventi: se non avessi troppo timore di mostrare i canini, svelando la mia natura, sorriderei di queste situazioni.
Riflettendo qualche istante, mi accorgo non essere così paradossale la mia incontinenza di disgusto:
il nettare sacro, tanto caro alle sorelle baccanti, viene sconsacrato dalla vitale miscela monossida e versato, non in calici aurei, ma in volgari contenitori di sabbia fusa; nei casi più disperati, viene macchiato con sapori aciduli, campioni nella lotta armata contro i succhi gastrici.
Ma ciò per cui i miei occhi si disperano e, straziati, emettono gridi silenziosi (a parte i simpatici ghigni funerei degli astanti pseudo-viventi) è il bruciare delle fredde luci stroboscopiche: disperati tentativi di emulazione della potenza dell'astro diurno, nonché maldestra presunzione di eclissare l'estetica millenaria del vasto ed elegante tappeto siderale.
Clap-Clap.
Un applauso a chi ha innescato la miccia e poi se ne va a zonzo col suo barilotto di TNT in braccio, coccolandolo nel pianto ed aggiustandogli la cuffietta para-sole (e, per mia natura, so bene quanto possa essere dolorosa la sua luce), lamentandosi dell' eccessivo peso.
Quindi un applauso a chi ha eretto cotanto dissacrante e blasfemo delubro in onore del lato peggiore dei non-vivi.
Dal momento che io stesso sono artefice del mio omicidio e ritorno sovente sul luogo del delitto (in perfetto stile SM tanto amato dal genio di Mapplethorpe), sarei tentato di rimanere per subire le ovazioni appena invocate, sino al loro termine.
Ma il tempo stringe: devo coccolare il mio barilotto, prima che la miccia sia completamene consumata; sta per esplodere dall'ansia...
2 commenti:
Cinismo e alienazione resi perfettamente.
Una dialettica come la tua mi renderebbe più facili tante cose.
Complimenti.
Sono contento sia così comprensibile quello che trasmette "Stroboskopika"; spesso sono additato come troppo criptico... non so quanto possa facilitare ^^
Grazie per il passaggio.
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