venerdì 12 settembre 2008

Pagine Bianche

Nel vuoto, più assoluto, di convenzioni e convinzioni,
ho prestato giuramento di fedeltà al circolo vizioso dell'Indolenza.
Mi sono ritrovato ad afferrare fra le dita (spesso troppo fragili per sorreggere tutto il peso che mi grava sulla schiena) rocce di friabili necessità.

Nel vuoto, più assoluto, il mio corpo si è lasciato cadere, dopo aver strisciato sul materiale roccioso: serpe a sangue caldo che brama solo l'ombra.
Viene ghermito in volo da un uccellaccio spennato dai forti artigli scuri, visibilmente trascurati.
Non riporta ferite la mia carne, ma immobilizzato; la psiche è ugualmente distrutta: conferisce alle cellule epiteliali ed ai neuroni facoltà psicosomatiche d'ipocondriaca empatia.

Parve divenir eterno quell'essere sospeso e lasciarsi trascinare, poi rovinai precipitosamente, fin dentro il suo nido (un mucchietto di fango che parrebbe esser stato masticato malvolentieri e sputato nuovamente fuori, ricoperto di schiumosa bava spessa e viscida, tanto quanto basterebbe per far innamorare la più elegante e letale delle tarantole).
L'uccellaccio mi fissa coi suoi piccoli occhiuzzi stanchi; evinco questo suo stato affaticato dai suoi bulbi oculari attraversati da una fitta rete rossastra d'esplosione di venuzze; ma forse ha solo fame.

Memore del giuramento di fedeltà al circolo vizioso sovra-citato, lo fisso di rimando: senza espressione alcuna.

Passano ore nelle quali attendiamo, in posa, il casuale passaggio di qualche obiettivo interessato al degno fotogramma del peggior B-Movie fantasy della Storia dell'IN-ANIMAZIONE.

L'attesa pare aver snervato l'uccellaccio; decide di rivolgermi la parola, presentandosi.

"Sono l'Apatia"

In quel momento comprendo tutto. TUTTO.
Mi adagio nel suo squallido nido e gli accordo il permesso di divorarmi, se ne ha tanta necessità (forse le sue necessità sono meno friabili delle mie).
Sembra stupito da tanta arrendevolezza.
Povero uccellaccio spennato e dagli artigli poco curati: non ha capito NULLA.

Servo volontario dell'Indolenza, ghermito dall'Apatia, mi ritrovo con un disinteresse all'evoluzione degli eventi, addirittura superiore all'Apatia stessa.

"Fammi solo un favore: prima di divorarmi, lima i tuoi artigli...
Mi ha sempre dato noia essere dilaniato da troppa noncuranza".


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